L’omofobia è un male diffuso e 
può colpire tutt*

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Accade a Roma qualche settimana fa. Jean Pierre Moreno, rifugiato e attivista per l’associazione Gaynet viene picchiato, preso a calci e pugni e insultato per aver baciato il suo compagno mentre insieme aspettavano il treno. L’aggressore ha attraversato ben due binari da una banchina all’altra e si è presentato davanti ai due dicendo “non vi vergognate?”.  A seguire l’atto violento ripreso nel video girato da un amico della coppia che si trovava con loro.

Accade a Castelfiorentino, notizia ancora una volta recente. Questa volta a denunciare è Malika, 22 anni. Vittima di odio di natura omofobico da parte dei genitori. È stata cacciata di casa a inizio Gennaio per aver dichiarato di avere una relazione con una ragazza. “Mi hanno augurato un tumore, mi hanno detto che faccio schifo, che preferiscono una figlia drogata che lesbica e poi mi hanno cacciata di casa, cambiato la serratura della porta. Non ho nemmeno fatto in tempo a recuperare i miei vestiti e i miei effetti personali. Ho perso tutto, ma non mi pento di aver detto chi sono.”

Accade in Sicilia, ad Augusta, proprio qualche giorno fa, lo scorso 8 Aprile. La vittima in questione è un uomo di circa 40 anni. Derubato, spinto per terra, pestato, preso a calci e pugni e infine insultato sull’aspetto ritenuto troppo “femminile”.

Questi sono solo alcuni esempi, ma si tratta di un dramma quotidiano. Secondo le segnalazioni delle associazioni e in base ai dati dell’osservatorio tenuto da pochi anni dalle forze di polizia per rispondere a una richiesta dell’OSCE, si registra un reato ogni quattro giorni ai danni di persone della comunità Lgbt.

Eppure la discussione sul disegno di legge Zan recante “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità” (già approvata -a larga maggioranza- alla camera lo scorso 4 Novembre), continua a slittare. Osteggiata delle forze politiche di centrodestra e vittima dell’ostruzionismo in commissione giustizia al Senato da parte del presidente leghista Andrea Ostellari. 

Atti di violenza e aggressioni omolesbobitransfobiche, come quelle subite da Jean Pierre, da Malika e dal nostro conterraneo di Augusta, potranno essere prevenuti ed evitati dando la giusta importanza ad una educazione alla cultura del rispetto nei confronti di tutte e tutti e attraverso l’approvazione di leggi che garantiscano punizioni più severe e certezza della pena, nonché programmi di rieducazione per chi si rende colpevole di brutali azioni come queste. Tra le novità del disegno di legge Zan, infatti, è prevista la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. 

Sono già più di 120mila le firme raccolte dalla petizione promossa da “Da’ voce al Rispetto”.

CHIEDIAMO A TUTTE LE SOCIE E I SOCI DI ARCI SICILIA DI CLICCARE E SOTTOSCRIVERE LA RACCOLTA FIRME PER UNA RAPIDA CALENDARIZZAZIONE E APPROVAZIONE AL SENATO DELLA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA, LA MISOGINIA E L’ABILISMO!