La Sicilia che si presenta alle urne per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana e per eleggere il Presidente della Regione appare sempre più come una terra dal futuro incerto, senza una visione ed una prospettiva di sviluppo alle prese con una grave crisi sociale, culturale ed economica che l’attuale governo regionale non è stato in grado di affrontare adeguatamente.

Secondo gli ultimi dati dell’ISTAT più della metà della popolazione siciliana vive all’interno di famiglie a rischio di povertà ed esclusione, mentre la disoccupazione raggiunge percentuali doppie rispetto a quella nazionale e supera abbondantemente il 50% tra i giovani, mezzo milione dei quali non studiano né cercano un lavoro, e sono 20 mila l’anno quelli che decidono di emigrare per cercare lavoro.

Le politiche adottate dal governo regionale per favorire l’occupazione giovanile si sono rivelate insufficienti e frutto di improvvisazione con la conseguenza che si sono sprecate risorse senza aver ottenuto alcun risultato, creando ulteriore malessere sociale ed un clima di sfiducia nei confronti delle Istituzioni e delle pratiche democratiche.

I processi di imbarbarimento della vita delle comunità locali si manifesta sempre più spesso con fenomeni irrazionali, guerre tra poveri che hanno come bersaglio i migranti o gli emarginati e che spesso sono cavalcate ed alimentate da personaggi politici e singoli amministratori, anche del campo progressista. Soggetti che, nel tentativo di raccogliere consensi elettorali, ripiegano sull'assioma di matrice reazionaria migrazioni=sicurezza. È un errore sia perchè tale paradigma legittima posizioni regressive di stampo xenofobo, sia perchè impedisce di leggere la grande opportunità di ripopolamento demografico della Regione. Fino a quando sarà egemone il pensiero deleterio della paura delle contaminazioni culturali, questa terra sarà costretta a vivere il dramma dello spopolamento, con migliaia di giovani che fuggono in cerca di opportunità occupazionale, e migliaia di essere umani che attraversano il mediterraneo animati dalla speranza della sopravvivenza ma vivendo la Sicilia come un non-luogo di detenzione ostile.

Da migliaia di anni la Sicilia è attraversata da popoli e culture diverse e proprio queste diversità culturali hanno reso questa terra così ricca di tradizioni, di cultura, di storia. Le nostre città, i nostri quartieri, i nostri dialetti sono il prodotto di una multiculturalità che viviamo quotidianamente e che rappresenta anche per il futuro una grande occasione di crescita sociale e sviluppo economico.

Guardare ai fenomeni migratori come una opportunità e non una minaccia significherebbe, da una parte creare l'opportunità occupazionale per una miriade di talenti che tendono a fuggire, dall 'altra parte creare le condizioni per un rinnovamento demografico e consentire -ad esempio ai piccoli centri urbani siciliani, dove il dramma dello spopolamento è più significativo- una concreta opportunità di rinascita.

In questa chiave anche le esperienze reali di partecipazione, integrazione e sviluppo realizzate dall’Associazionismo e dal Terzo Settore potrebbero sprigionare quel valore aggiunto necessario a far fare il salto di qualità alla Sicilia, rendendo evidenti le differenze tra chi svolge davvero un ruolo di promozione sociale e culturale nei territori e chi invece, dietro il paravento del no profit è interessato solo alla gestione di interessi poco chiari e specula sul disagio e sui bisogni dei soggetti più deboli con la connivenza spesso della mala politica in cerca del facile consenso.

La crisi della grande industria, con tutti i guasti ambientali prodotti, la condizione di marginalità sociale ed economica   in cui vivono migliaia di famiglie, lo spopolamento dei piccoli e medi centri, la scarsa qualità dei servizi, a partire dalla gestione dell’acqua e dello smaltimento dei rifiuti, costituiscono elementi su cui costruire un progetto vero di cambiamento che guardi ai territori e alle loro potenzialità con occhi diversi, ridando centralità alle persone e alle comunità locali. Valorizzare le risorse naturali, paesaggistiche, guardare alle vocazioni dei territori, favorendo politiche di sviluppo per il settore agricolo, artigianale, commerciale , turistico con scelte mirate e di prospettiva, coniugare l’essere periferia dell’Europa con l’essere al centro del Mediterraneo per promuovere nuove opportunità di sviluppo economico e culturale e soprattutto costruire momenti di confronto e di dialogo assumendo un ruolo attivo nei processi di democratizzazione dell’area mediterranea.

Continuare a discutere di alleanze e di laboratori politici senza affrontare i nodi reali delle scelte da operare per rilanciare la Sicilia è un suicidio politico che finirà per allontanare ulteriormente i siciliani dalle urne e soprattutto dalle Istituzioni democratiche con tutti i rischi che ciò comporta.

L’ARCI Sicilia ritiene indispensabile che la costruzione di un fronte progressista avvenga a partire da un progetto politico chiaro, in grado di affrontare le emergenze e riportare speranza e serenità ad una comunità ormai disillusa e stanca. Far prevalere i tatticismi e le strategie di basso profilo, continuare a discutere di sigle e singole candidature senza confrontarsi sulle idee, finirà per consegnare la Sicilia, ancora una volta, a quelle forze trasversali che hanno continuato per troppi anni a rendere impossibile uno sviluppo vero della nostra Isola.